Lungo la stessa strada di Franco Limardi 
 
Alberto Perdisa Editore, 2007 
 
Una serie di 7 racconti che si potrebbero definire un “quasi romanzo” vista la continuità che li lega. Tutti  più o meno ambientati “lungo la stessa strada” (che comunque torna accidentalmente nei percorsi di ognuno di loro) sono accomunati dal destino tragico dei protagonisti, da un tono cupo del racconto e dallo stile appartenente alla scuola “noir”. Alla fine si ha l’impressione di aver letto un romanzo corale in cui la provincia, degradata e sbiadita, incombe sugli uomini e li travolge in un’ondata di desolazione. Dentro i sette racconti (scritti tutti in terza persona tranne uno, Sabbia) c’è tutta la solitudine della provincia e dei suoi abitanti: un luogo squallido, senza ideali, senza prospettive, dove si sopravvive nell’incomunicabilità reciproca, riproponendo un tempo sempre uguale a se stesso, senza via d’uscita. Lungo la stessa strada è un piccolo capolavoro di narrativa che potrebbe insegnare molto ai viterbesi su Viterbo e, per esteso, a tutti coloro che vivono in provincia sulle loro città.  
 
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