(pubblicate sul Gatto Nero n. 16
 
1) A differenza dei tuoi tre romanzi precedenti in cui le vicende di Bordelli procedevano in avanti, il racconto nel tuo ultimo Perché dollari? va indietro nel tempo. Per quale motivo? 
Un vero motivo non c’è. Le storie del commissario Bordelli le ho scritte una dietro l’altra nella primavera del ’95, e il racconto lungo che è uscito per ultimo era in realtà il primo della serie. Potevo ambientarlo nel ’60 o nel ’61, è vero, ma il ’57 è il mio anno di nascita ho pensato di fare questa cosa un po’ stupida ma divertente… solo dopo sono accorto che nel ’57 Bordelli aveva 47 anni, la stessa mia età dell’uscita di quel racconto. 
 
2) A chi ti sei ispirato per creare il personaggio del commissario? 
A dire la verità mentre scrivevo quelle storie non pensavo a nessun personaggio in particolare, ma forse Bordelli “contiene” tutti i commissario che ho incontrato nella letteratura e nel cinema (a parte quello di Simenon, che non avevo ancora letto, anche se qualche anno dopo ho rimediato trangugiando ottantacinque romanzi di Maigret in un’estate). Prima del ’95 non avevo mai scritto un poliziesco, e mi è piaciuta subito l’idea di usare una delle figure più “logore” del genere, cioè un commissario. Non volevo partire da un personaggio originale a tutti i costi, anzi, il divertimento era mettermi alla prova. Poi, sempre dopo, mi sono accorto che forse questo commissario ha preso molto da mio padre e anche dal commissario Barlach di Durrenmatt, uno dei poliziotti più “veri” insieme a Maigret e al commissario di “Delitto e castigo”. 
 
3) Bordelli avrà un futuro televisivo o rimarrà sulla carta stampata? 
Be’, mi piacerebbe molto vedere Bordelli in tv. C’è un certo interesse da parte di qualche produttore, ma sono cose lunghe e non si sa mai come possono andare a finire. 
 
3 domande a ... 
Marco Vichi 
 
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