Vent’anni fa, esattamente il 3 marzo del 1996, moriva Léo Malet, autore di culto in madrepatria ma altrove sconosciuto ai più, oggetto della mia tesi di laurea Considerato al pari di Georges Simenon e di Frédéric Dard nel campo del romanzo poliziesco, Malet è stato l’inventore del néopolar, il giallo tipicamente francese degli anni ’60-’70. Poliziesco, passato surrealista, vena noir, anarchismo e libertà d’esprit sono le caratteristiche delle opere di Malet che in Francia ha rinnovato il genere prendendo spunto dall’hardboiled  americano e scrivendo una pagina importante della letteratura francese del ‘900. Sdoganato in Italia dal compianto Luigi Bernardi che, negli anni ’90, con sapiente intuito, ha tradotto la sua Trilogia nera e timidamente approcciato dal Giallo Mondadori che ha pubblicato quattro inchieste parigine del suo Nestor Burma, Malet è stato poi tradotto dall’editore Fazi che, dagli anni 2000, gli ha dedicato 21 titoli interrompendo la sua pubblicazione e riprendendola quest’anno proprio in onore dei vent’anni dalla sua scomparsa. Ma, giunti nel 2016, Malet resta un autore di nicchia, un prodotto per cultori del genere appassionati di giallo francese. Nemmeno la spinta editoriale, l’attenzione dei critici più attenti, le buone intenzioni e la curiosità dei lettori di gialli sono bastate a rilanciarlo nell’Olimpo degli autori di bestseller. Insomma, a tutt’oggi, Léo Malet non ha raggiunto la popolarità ma è presente come un’ombra sugli autori che, dopo di lui, hanno raccolto la sua eredità.
PRESENTAZIONI & PARTECIPAZIONI:
LA PARIGI DI LEO MALET di Federica Marchetti (edizioni Il Foglio, 2016 )
ARTICOLI & RECENSIONI: Dossier Malet (Writers Magazine Italia, n. 48, febbraio 2017)
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